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La Casa-Museo di Antonino Uccello

 
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Palazzolo Acreide (Siracusa) fa parte dei Borghi più belli d’Italia e delle 8 Città tardo barocche del Val di Noto, inserite nella prestigiosa World Heritage List UNESCO, la Lista dei siti patrimonio dell’Umanità.
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Sito informativo sull'etnoantropologo Antonino Uccello e visita virtuale della Casa-museo di Palazzolo Acreide (SR)
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Sito informativo sull'etnoantropologo Antonino Uccello e visita virtuale della Casa-museo di Palazzolo Acreide (SR)
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 Le immagini e i testi si riferiscono alla Casa-museo
prima  della chiusura del 1979

 

“Vivere poeticamente non è da tutti. Può essere un bene o un male, per se stessi o per la società”.  
(Dall’Introduzione di Carlo Muscetta a “La casa di Icaro”, 1980)

RACCOLTE

Giuseppe Ajmone - Senza titolo1940: Tristia
Opuscoletto di poesie in italiano pubblicato a Noto dai compagni di scuola di Uccello.

1957: Triale
La prima vera raccolta di poesie da cui si coglie lo stile del poeta Uccello, che scrive sotto le suggestioni degli ermetici, ma già con taglio neorealista, che gli deriva dal pathos dell’esodo in una terra lontana. La raccolta è formata da 12 poesie in italiano, illustrate da 12 litografie di Gian Luigi Giovanola, edita per i tipi “All’insegna del pesce d’oro”, di Scheiwiller. Molte delle poesie di questa raccolta confluiranno in “Notte d’Ascensione”.

1957: La Notte d’Ascensione
42 poesie in italiano compongono quella che è la più compiuta raccolta: la pubblica il padano Rebellato “In caratteri Aster su carta uso mano nell’officina grafica S.T.F. di Cittadella. Nel giugno del 1957 a cura di Bino Rebellato editore in Padova”. Tutte le operazioni editoriali di Uccello si muovono sempre nella produzione non seriale, ma in cui il lavoro artigianale, la scelta e cura di carta e tipi vengono ricercati con attenzione e gusto.  

VETRINA di Poesia e Arte - 34 poesie di Antonino Uccello e 4 litografie di Giuseppe Ajmone1962: Poesie d’amore
Comprende tre diverse raccolte: 1. Poesie d’amore, 2. Poesie brianzole, 3. Racemi, pubblicate in “Vetrina di Poesia e arte, 7-8, anno II, Gennaio Giugno 1962. Il poeta si cimenta, unica volta, nel dialetto brianzolo: c’è da dire che nel 1960 aveva pubblicato un raccoltina di “Canti popolari lombardi”.

 1967: Viola di parasceve
Il sottotitolo a questa raccolta reca Sequenza in morte di un amico: sono dunque sorte di canti elegiaci. Uccello nell’occhiello aggiunge a penna: “Il canto aiuta l’uomo a portare quale che sia la sua croce”, C. Marchesi. Il tema è dunque la morte, che il canto pur drammaticamente legiaco aiuta a esorcizzare. Comprende un acquerello di G. Migneco ed è pubblicata da “Isola d’oro”, nella collana “Piccoli testi di poesia, n. 2”.


 1967: Sulla porta chiusa
Ancora una raccolta “All’insegna del Pesce d’oro”, di Vanni Scheiwiller: comprende alcune poesie scritte nel 1942 “Argenteo colle”, mentre altre erano già apparse in “Triale”. La raccolta si avvale dei disegni di Adolfo Wildt.

 Antonino Uccello - Salmo 1 per il Vietnam1967: 12 frammenti di un amore

1967: Salmo 1 per il Vietnam
Poesia di impegno civile, fra le poche che ha scritto Uccello: un poeta “alessandrino” come fu, non poteva trattare un tema sì impegnativo. Il tema affrontato è la guerra del Vietnam e l’orrore suscitato dall’uso del napalm per bombardare i villaggi vietnamiti. Il poeta canta lo sdegno e la ribellione contro l’arroganza del più forte “Un sole di caligine/copre di buio il bambù / la risaia e il giuoco / che a mezzo lasciò / il bimbo nel grembo / della madre colto / da una falce di napalm. / Piccolo Viet / mani e piedi così / cauti e lievi / quasi una danza agiti / contro il mostro / di Washington:/e un caruso una mondina / scagliano ancora / la fionda di David / al filisteo Gigante / Danilo, Fiore e Anna, / Bruno, Lucio, Ernesto e Carlo,/ Hans e Leif, Lorenzo e Michele, / le donne di Sicilia / e i ragazzi di Partanna (…) e tu con noi o Vo Van Ai / per le strade dell’isola / col nostro grido e canto :/ a la mafia dici no! A la guerra dici NO, NO, NO!”. Comprende la traduzione del poeta vietnamita Vo va Nai e i disegni di Christiaan Heeneman.

1967: Di Marzo

1968:  Janiattini (rist. 1980)Antonino Uccello - JANIATTINI - Prose e Poesie
Uccello canta il suo paese natio Canicattini. Lo fa mescolando prose in italiano e poesie in siciliano, quasi a voler sottolineare decisamente l’uguale dignità di due linguaggi, lo scritto e il parlato. Editore è Salvatore Sciascia  per la collana “I quaderni di Galleria” curata da Leonardo Sciascia., del quale credo sia la prefazione che troviamo nei risvolti di copertina, di cui citiamo dei passaggi: “Il mondo s’è fatto ricco, produce e consuma, crea valori e li disfà con la medesima rapidità di tutti i prodotti industriali….La ricchezza è vita, certo: e può essere dispersione e disperazione”( parole che sembrano scritte oggi!) “E’ anche possibile che si voglia cercare un punto fermo, un luogo dove sostare e guardarsi attorno (…) è allora che comincia un viaggio attraverso il tempo, la ricerca del mito (…) è l’operazione che sta compiendo Nino Uccello un’Odissea minore ma dove l’intento segreto è di individuare il logo attraverso il mito. In questo senso Canicattini diventa la sezione di un universo (…)”. La raccolta esce nel 1968, ma lo stesso Uccello precisa che tutto nacque “tra le vaghe nebbie della Brianza intorno al 1958”.

1968: 9 Poesie

1972: Paolo Sorrentino
Plaquette edita per i “Libretti di Mal’aria”, su carta fioretto e stampata dalla stamperia di Colombo Cursi di Pisa.

1975: Trittico d’amore
Ultima raccolta (tre poesie, in foglio “volante” a mo’ dei cantastorie) del poeta Uccello ormai impegnato nel versante della prassi museale e della saggistica etno-antropologica.

“Se la figura di A. Uccello s’impone per l’attività e per le qualità dello studioso di tradizioni popolari, non è da considerare eccentrica e nemmeno marginale l’attività poetica da lui praticata in parallelo con le sue ricerche etnologiche, e assiduamente (...). Profumi, odori, oggetti, frutti e animali legati alla terra lontana si fanno reali nella poesia di Uccello; diventano quasi allucinazioni olfattive e visive, determinate dal desiderio acuto, dalla nostalgia profonda dell’oggetto d’amore perduto”(G. Finocchiaro Chimirri, Antonino Uccello tra poesia e letteratura, Catania 1987, p. 19). Uccello scrive indifferentemente sia in italiano che in siciliano con risultati egualmente assai elevati. Ma perché mai si chiede la Chimirri Uccello, che si muoveva già in lingua (tutte le prime raccolte sono in un puro italiano Giuseppe Ajmone - Senza titolo poetico di ascendenza montaliana e quasimodiana) “tra eredità ermetiche e residui di neorealismo, dimostrando finezza di gusto e attenzione allo svolgersi della letteratura italiana contemporanea, ha voluto disgiungersi da una tradizione letteraria, nel cui inserimento lo accompagnavano i giudizi lusinghieri di un poeta come Diego Valeri e di uno scrittore come Elio Vittorini?”.

Si tratta, in realtà, di un’operazione volutamente, anzi, provocatoriamente culturale. Perché con l’uso del dialetto canicattinese Uccello ha inteso compiere una complessa operazione di carattere non solamente linguistico (...) l’operazione risponde al progetto di dare legittimazione scritta a una lingua solo parlata e di restituire la nobiltà al dialetto”, ciò nel più generale progetto del recupero dopo il salvataggio, del patrimonio culturale di un popolo in cui rientrava in prima linea il recupero del dialetto locale. “Non rigettò la sua scrittura ermetica di alabastrina trasparenza, ma vi traspose il gusto del popolare e, con sapienza etnologica, la sensibilità naive della cultura contadina, custode e interprete fedele e, pertanto, senza lasciarsi invischiare dai temi e dalle cadenze più abusate, da oleografia siciliana”.

A questo periodo data l’amicizia e frequentazione del glottologo Giorgio Piccitto: in un momento di trapasso dalla poesia all’etnologia, percorso che vede sempre più prevalere gli interessi dello studio e della ricerca sul campo della cultura e del mondo contadino sulla pura scrittura poetica, finché dagli anni ’70 la vena poetica si esaurisce, o meglio si mimetizza e si insinua in una prassi operativa che porta Uccello sempre più verso la realizzazione di un universo che la poesia aveva profeticamente cantato: la Casa Museo è anche opera poetica, fatta di oggetti disposti come segni e apparati linguistici.

 

 

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TESTI: © Dott. Luigi Lombardo

 
   

 

 

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