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Palazzolo Acreide (Siracusa) fa parte dei Borghi più belli d’Italia e delle 8 Città tardo barocche del Val di Noto, inserite nella prestigiosa World Heritage List UNESCO, la Lista dei siti patrimonio dell’Umanità.
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 Le immagini e i testi si riferiscono alla Casa-museo
prima  della chiusura del 1979

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Le collezioni

Presepi
Figura in cera di Gesù Bambino

Presepi

E' noto che tra il Sette e l’Ottocento e fino a pochi decenni fa, la produzione dei presepi popolari in creta non conosce soste, e le piccole botteghe artigiane sparse un po’ dappertutto in Sicilia, a Caltagirone, a Paternò, ad Aci Catena, ad Acireale, ad Aci S. Antonio, ecc., svolgevano la loro attività stagionale che consentiva a tutta la famiglia di produrre “ pastori ” (così vengono in genere chiamati in Sicilia i vari personaggi del presepe).
     Oltre ai cosiddetti pasturara, che solevano confezionare presepi di argilla, c’erano anche modesti artigiani o contadini, spesso dilettanti, che nelle ore libere si dedicavano alla confezione dei pasturi, che a volte venivano regalati a parenti e amici, a volte venduti, ma più spesso venivano prodotti per uso familiare. Sono in genere i presepi autenticamente popolari, poco o per niente documentati, che sono stati facilmente dispersi per la poca considerazione in cui venivano tenuti. Sono i presepi acquistati per pochi soldi, o barattati in cambio di un po’ di frumento o di formaggio, e che venivano cunzati, cioè preparati anno per anno, creando con muschio, sabbia e pietre, raccolti nella campagna circostante, un paesaggio che riproduceva l’ambiente contadino e rispecchiava la vita di tutti i giorni.
     A Canicattini Bagni, ad esempio, si è potuto accertare la produzione di “ pastori ” del contadino Sebastiano Cassarino (1886-1943), il quale emigrò nei primi decenni del nostro secolo negli Stati Uniti. Tornato in patria, intorno agli anni trenta, si dedicò a coltivare un suo podere nella campagna canicattinese. Soleva inoltre eseguire i vari attrezzi agricoli e gli utensili dell’uso quotidiano. Intagliò nel legno anche un San Sebastiano, un mezzobusto di Dante e delle figurine da presepe, che soleva rivestire con carte colorate. Ogni anno soleva apparecchiare il presepe nel convento delle suore del Sacro Cuore, di Canicattini Bagni. Ho potuto recuperare dalla figlia del Cassarino un San Giuseppe, alto cm 24 circa: il santo ha le braccia unite agli omeri con dei chiodini per poterle disporre a piacimento, ha i capelli lunghi e la barba, indossa abiti da pastore e porta i tipici calzari allacciati alle gambe.
     A Palazzolo Acreide ho potuto recuperare un pastore in creta cotta al sole, eseguito dal decoratore Ottavio Messina (1877-1943), che veste secondo la moda del tempo, porta la cirnera, una piccola sacchetta di stoffa dei contadini, delle tipiche fiscelle di canna per contenere le ricotte.
Ma la Casa-museo raccoglie numerose figurine da presepe di varia provenienza, fattura, epoca, ecc. Un particolare risalto assume un presepe piuttosto recente, eseguito da Salvatore Movìlia, apparecchiato nello stesso locale, nel primo vano di un grande contenitore di legno, dove il padrone teneva il grano: il paesaggio e la campagna coi caratteristici muri a secco e le tipiche case di masseria rappresentano l’ambiente del palazzolese, ed è opera del giovane Giovanni Leone; lo sfondo è stato dipinto a tem­pera dal puparo don Ignazio Puglisi.
     Un presepe di terracotta, di circa centoventi pezzi proviene da una bottega caltagironese. I pa­sturara, almeno a Caltagirone, non producevano solo presepi: erano in genere costruttori di tegole (stazzunara) o stovigliai, i quali si dedicavano anche, con la collaborazione dei familiari, alla produzione delle formelle per la cotognata e dei fischietti antropomorfi. Di solito questi artigiani si tramandavano col mestiere anche gli attrezzi e gli stampini coi quali ogni anno, nella stagione adatta, eseguivano i loro manufatti. Per questa ragione alcune figure da presepe risultano uguali ad altre che si trovano nelle formelle per i dolci e ai fischietti di creta che si solevano vendere in occasione di feste patronali.
     Le statuine venivano colorate in due tempi: per prima venivano immerse in un bagno di calce, poi venivano dipinte a tempera, che aderiva sullo strato poroso della calce. I colori si riducevano a ben pochi: il rosso, il giallo, il verde, il turchino sul fondo bianco di calce, con pochi tratti di nero per delineare gli occhi, le sopracciglia, i capelli, i calzari.
     I personaggi del presepe, com’è noto, indossano spesso costumi dell’epoca, rispecchiano la concezione del mondo di una comunità contadina. Si osservi, ad esempio, l’attenta ricerca del particolare nel ritrarre i cavagni, le fiscelle per la ricotta, la quarara, cioè la caldaia di rame per la ricotta, i quartari, le tipiche brocche di terracotta a due anse per riporvi l’acqua, i vièrtuli, le bisacce di lana tessute coi telai tradizionali. Le mucche sono quelle della locale razza modicana, molto adatte anche a sostenere il peso del giogo per l’aratura. Le donne portano ampie e lunghe gonnelle, giubbetti attillati secondo il costume del secolo scorso e dei primi decenni del nostro secolo. Gli uomini indossano calzoni lunghi appena sotto il ginocchio, portano la tipica berretta a fiocco, il panciotto sulla giacchetta corta e i zzammitti, calzari dei pastori in pelle.
     Uno dei più attivi pasturara degli ultimi decenni è il muratore Letterio Allegra, nato nel 1883 a Messina, dove s’è spento nel 1968: egli soleva dedicare alla confezione delle sue figurine le giornate festive e di disoccupazione. L’Allegra apprese dal padre la tecnica della cartapesta: le sue figurine risultano di un impasto di carta (e stoffa per gli abiti), colla e gesso; le testine sono eseguite in terracotta. I pezzi venivano successivamente dipinti con colori piuttosto sfumati e sobri. Le figurine raggiungono in media i cm 27 circa di altezza: sono eseguite con notevole maestria e curate nei più minuti particolari; sono spesso colte in movimento, con volti che esprimono una gioiosa serenità; indossano settecenteschi Costumi del messinese.
Importanti sono i presepi e le figurine di cera, la cui produzione ebbe nel Settecento una tale diffusione e popolarità che i Salons parigini dell’epoca accolsero spesso queste ricercatissime sculture.
     In Sicilia sorsero numerose botteghe rinomate per la lavorazione della cera, che di solito veniva anche praticata dai monasteri. Un Gesù bambino settecentesco, eseguito con grande perizia proviene da una famiglia di Palazzolo Acreide: è custodito entro una teca di legno e cristallo.
     La produzione più rilevante in tutta la Sicilia fu quella dei bbamminiddari (così venivano chiamati i maestri esperti nell’eseguire il Gesù bambino): il piccolo Gesù veniva raffigurato nei vari atteggiamenti, ora dormiente, ora assiso con le braccia aperte e col rosso cuore in mano, ora sdraiato in mezzo a ghirlande di fiori e frutta, e a volte rivestito di pregiati abiti in seta e ricamati in oro o a vivaci colori. Non si dimentichi che spesso il piccolo Gesù era un ex voto che raffigurava un bambino reale, il ritratto del figlio guarito, eseguito con amore e col gusto del particolare.
     Una ricca collezione di questi “
bambinelli ” è possibile osservare nella Casa-museo, e ci offre un ampio panorama della tipologia di questa fragile produzione popolare. Hanno costituito oggetto di una mostra curata nel Natale 1997 da Luigi Lombardo. Queste teche col Gesù bambino venivano collocate sul vecchio canterano di casa o su un tavolo, spesso a forma di mezzaluna, il cosiddetto mienzutunnu, e costituivano spesso oggetto di particolare attrazione specie per i bambini.    

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FOTOGRAFIE: © Giuseppe Leone e Nino Privitera
TESTI: © Dott. Luigi Lombardo

 
   

 

 

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