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La Casa-Museo di Antonino Uccello

 
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Palazzolo Acreide
 
Palazzolo Acreide (Siracusa) fa parte dei Borghi più belli d’Italia e delle 8 Città tardo barocche del Val di Noto, inserite nella prestigiosa World Heritage List UNESCO, la Lista dei siti patrimonio dell’Umanità.
Palazzolo Acreide
La città di Palazzolo Acreide: 3000 anni di storia tra Siculi, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni. Barocco e Liberty
Akrai: la zona archeologica di Palazzolo Acreide
Sito informativo sull'etnoantropologo Antonino Uccello e visita virtuale della Casa-museo di Palazzolo Acreide (SR)
La Casa-museo di Antonino Uccello
Sito informativo sull'etnoantropologo Antonino Uccello e visita virtuale della Casa-museo di Palazzolo Acreide (SR)
Le Citta Barocche Del Val Di Noto
Le otto città tardo barocche del Val di Noto inserite nella World Heritage List Unesco

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Centro di documentazione multimediale su Antonino Uccello, l'area iblea e le province di Siracusa e Ragusa

I luoghi del lavoro contadino
Itinerario etnoantropologico intercomunale tra Buscemi e Palazzolo Acreide (Siracusa)
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Il sito del pittore Andrea Latina di Palazzolo Acreide (SR) - Dipinti ad olio, chine, fotografie
Musei Etnoantropologici in Italia
Portale informativo sui Musei Etnoantropologici presenti in Italia

 

 

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 Le immagini e i testi si riferiscono alla Casa-museo
prima  della chiusura del 1979

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Le collezioni

Pitture su vetro
Pittura su vetro: Il cacciatore Bonello e Santa Rosalia

Pitture su vetro e altre collezioni

Nel maiazzè alle pareti sono appese pitture su vetro, di produzione siciliana. Le pitture su vetro raccolte nella Casa Museo sono oltre cento, e offrono un panorama abbastanza organico di questa forma di arte popolare che si diffuse quasi contemporaneamente in tutta l’Europa, tra la fine del Settecento e nei primi decenni dell’Ottocento. Proprio agli inizi della rivoluzione industriale le vetrerie hanno in genere lavorato a prodotti di carattere utilitario, producendo lastre da finestra, che costituiscono un elemento di prim’ordine, la materia prima con cui le classi popolari di ogni paese d’Europa, quasi contemporaneamente e attraverso una serie di scambi e reciproche influenze e adattamenti, poterono scrivere uno dei capitoli più importanti della cultura figurativa non aulica.
     La produzione vetraria di largo consumo coincise altresì col fiorire e col diffondersi dell’orazione mentale e delle devozioni, fenomeno che incrementò al contempo una produzione d’iconografia religiosa come mai in precedenza si era verificato.
     Le immagini, sulla fragile lastra trasparente, s’imprimono a tempera con miracolosa rapidità: gli occhi dei vari personaggi vi splendono come quelli delle statue dei santi e dei paladini, i quali a volte avevano fissate nelle occhiaie pupille di cristallo. Anche le aureole acquistano una luminosa trasparenza, mentre gli abiti e gli ornamenti, con un particolare carattere esotico, turchesco, assumono la pompa ingenua e sontuosa delle sete e dei damaschi orientali che s’intrecciano a costumi popolari di stretta osservanza romantica.
     La pittura su vetro, quindi, con l’apporto di elementi realistici, della tradizione locale e della vita quotidiana delle classi popolari, conferisce una nuova dimensione umana all’iconografia tradizionale a volte arida e stereotipata. Questi santi, con fattezze a volte di contadini o artigiani, hanno arato e seminato, mietuto e intagliato. Madonne e Vergini hanno raccolto spighe e cucinato minestra di fave nelle vecchie cucine di grosse travi annerite di fumo e dispettoso vento di levante.
     I personaggi e i temi ai quali i pittori di vetri si ispiravano riflettono le istanze religiose, le condizioni economico-sociali, i modi di vita e il grado di evoluzione del popolo in una determinata situazione storica. In questi quadri confluiscono di solito i santi taumaturghi che sogliono preservare da peste, malanni e carestie, proteggere il lavoro dei campi e quello artigianale. I santi che il popolo predilige sono quindi legati a eventi soprannaturali, a prodigi, a leggende: il loro culto viene spesso praticato presso santuari più o meno famosi.
     Un gran numero di varianti, ad esempio, trova Santa Rosalia, patrona di Palermo: ora viene rappresentata sdraiata nella grotta di Quisquiana a far penitenza, ora sul monte Pellegrino che appare al cacciatore Bonello, al quale rivela il luogo dove si trovano le sue ossa; un’altra scena interessante è quella in cui la Santa salva la sua città dalla peste. Il soggetto più diffuso è la Sacra Famiglia in una serie d’infinite repliche e dalle diverse forme e dimensioni, pur seguendo quasi sempre lo stesso modulo compositivo. Numerosa è anche la serie delle Madonne; molto vivaci e ricchi di decorazioni sono i vetri con Gesù Bambino, ora col cuore in mano, ora sdraiato, sempre circondato di fiori, così come si riscontra nella produzione di cera.
     I soggetti di carattere religioso sono preponderanti, ora ripresi dall’antica Bibbia, ora dal Nuovo Testamento: vi sono rappresentate scene con Giuseppe Ebreo, la Resurrezione di Lazzaro, la sorprendente serie della “Conversione di San Paolo ”sulla via di Damasco.
     Le stampe popolari e le tavolette votive sono, a nostro avviso, i modelli diretti dei pittori su vetro anche se altre occasionali espressioni d’arte hanno, in particolari circostanze, contribuito ad allargare la fonte d’ispirazione. Le immagini cosiddette di pietà hanno un inequivocabile carattere regionale, circoscritte come sono nella zona in cui è particolarmente diffuso il culto: sono di solito i santi patroni di un paese, di un santuario, i protettori delle classi sociali che difendono contro particolari calamità e malattie, i quali rivestono gli attributi dei vari mestieri e costumi del tempo e acquistano quindi un rilevante interesse folkloristico.   

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TESTI: © Dott. Luigi Lombardo

 
   

 

 

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